Libia – le armi italiane sparano

L’Italia è il maggiore esportatore europeo di armamenti al regime di Gheddafi.
I Rapporti dell’Unione europea sulle esportazioni di materiali e sistemi militari (qui l’ultimo rapporto e un’analisi) certificano che nel biennio 2008-2009 l’Italia ha autorizzato alle proprie ditte l’invio di armamenti alla Libia per oltre 205 milioni di euro che ricoprono più di un terzo (il 34,5%) di tutte le autorizzazioni rilasciate dall’UE (circa 595 milioni di euro).
Ora che in questi giorni le milizie del colonnello Gheddafi sparano sulla folla, l’Italia si guarda bene dal dichiarare una sospensione temporanea dei rifornimenti di armi a Gheddafi, come hanno fatto, anche nei confronti di Egitto e Bahrain le principali cancellerie europee.
Maggiori dettagli da Unimondo.org.
Un ministro degli esteri che non sa schierarsi, che aspetta ordini dal nostro “sultano” o ancora peggio, che aspetta il vincitore per farsi un’opinione, come ai tempi del caso Emergency, quanto le dichiarazione di Frattini mi fecero ( e non solo a me) vomitare (leggi il mio precedente articolo).
Avrei preferito dal governo italiano una presa di posizione sulla questione Libica più decisa, avrei preferito sentire: “noi stiamo con Gheddafi, perché i rivoltosi non sono altro che un banda di integralisti islamici”.
No, meglio aspettare e se poi vincono gli “indiani” e noi ci siamo messi con i “cowboy”?

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Finanziamo la pace

E’ passata quasi inosservata la notizia che lunedì, 24 gennaio 2011, la Camera dei Deputati ha votatao il diciannovesimo rifinanziamento semestrale della missione italiana di guerra in Afghanistan.
Per i 6 mesi di campagna militare che vanno dal 1° gennaio al 30 giugno 2011, è prevista una spesa complessiva di oltre 410 milioni di euro.
In nove anni e mezzo, questa inutile campagna militare ha risucchiato dalle esangui casse dello Stato più di 3 miliardi di euro (maggiori dettagli su siamotuttigiornalisti).
Non una parola, un dibattito, un cenno di ripensamento, un’iniziativa politico-diplomatica, niente.
Il Parlamento vota per l’ennesima volta, quasi all’unanimità, il rifinanziamento della guerra in Afghanistan.
Soldi, altri soldi, solo soldi.
I soldi, che per la guerra si trovano sempre.
Per la scuola, la sanità, le pubbliche amministrazioni, i servizi sociali, sempre meno, continuando a fare con quel poco che c’è.
In TV si balla sempre di più al ritmo del bunga bunga e le notizie delle rivolte popolari nel Magreb fanno da contorno.
Chiediamo al governo di far tornare a casa i nostri soldati e di finanziare la pace.
Queste ragazze che manifestavano per la pace, forse non sono passate inosservate…

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WikiLeaks

La trasparenza dei governi quale garanzia di giustizia, di etica, e democrazia!

Oggi si parla molto di WikiLeaks e di Julian Assange, uno dei creatori di questo sito web, che con le sue pubblicazioni di documenti segreti sta facendo tremare i governi e le diplomazie di mezzo mondo.
Si tratta di una organizzazione  internazionale che dal 2007 riceve in modo anonimo, documenti di carattere governativo o aziendale coperti da segreti, si occupa di verificarne l’autenticità e poi li pubblica tramite i propri server, preservando l’anonimato degli informatori e di tutti coloro che sono implicati nella “fuga di notizie”.
Contenuti scomodi e imbarazzanti che svelano verità tenute nascoste.
Quando Assange consegna ai giornali  migliaia di file riservati sulle operazioni militari statunitensi in Afghanistan e pubblica “Collateral Murder“, lo sconvolgente video in cui si vedono i piloti americani dell’elicottero Apache uccidere 10 civili tra cui un reporter della Reuters, tutto il mondo viene a conoscenza della devastante realtà della guerra in Afganistan  e del suo fallimento.
Wikileaks  si propone di diventare il servizio di intelligence più potente della Terra, un’agenzia spionistica al servizio della gente.
Un servizio open source, democratico usato per scopi leciti, più etico e meno fazioso rispetto a qualsiasi altro servizio di intelligence governativo.
Non ha interessi commerciali o nazionali di base, ma il suo unico interesse è la libertà e la veridicità dell’informazione.
Tutto questo scavalcando il potere costituito, che controlla e spesso ostacola la diffusione della verità nel mondo.
Wikileaks ha realmente avuto accesso e pubblicato i segreti della diplomazia americana, ma in che modo? Continua a leggere

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