In un recente articolo dal titolo “Karl Marx aveva ragione” apparso sul settimanale tedesco Der Spiegel e pubblicato su l’Internazionale il 20 gennaio 2023, il pensiero di Marx viene riconsiderato e rivalutato. L’articolo inizia così:
“Da qualche tempo si ha l’impressione che la mattina, nella sua villa di duemila metri quadrati, Raymond Dalio, un imprenditore statunitense, fondatore di Bridgewater Associates, il più grande fondo speculativo del mondo, legga Il capitale di Karl Marx invece del Wall Street Journal” […] secondo la maggior parte delle persone il capitalismo così com’è non funziona più”, esagerando con le cose buone, si rischia di farle implodere e se queste cose non si trasformano muoiono”.
Ormai la ricchezza è distribuita in una sola direzione e i poveri restano poveri e di pari opportunità quasi non c’è più traccia. Secondo Dalio, il capitalismo ha bisogno di riforme profonde, altrimenti soccomberà e sarà giusto così.
La critica al capitalismo non è una novità, ma dopo la pandemia del Covid-19 e l’attuale (2026) guerra in Ucraina, si sta diffondendo.
Per la maggior parte delle gente e degli addetti ai lavori, ci sono troppe cose che non funzionano più: con la globalizzazione sta andando in frantumi anche il modello di crescita economica e, mentre il mondo si trincera in blocchi contrapposti, l’inflazione aumenta il divario tra ricchi e poveri, la quasi totalità degli obiettivi climatici non è stata raggiunta e la politica, sempre più debole, non riesce a porre rimedio a questi problemi.
Il Financial Times, portavoce internazionale dei mercati finanziari, ha annunciato che per il neoliberismo è arrivato il momento di uscire di scena: ora tocca allo stato occuparsi di economia: privilegiando gli interessi della collettività rispetto a quelli del capitalismo.
Le debolezze dell’attuale sistema capitalista sono così evidenti che non c’è più bisogno di scomodare Marx: la globalizzazione è fuori controllo, la maggior parte della ricchezza finisce in tasca al 10 per cento della popolazione, il consumo irresponsabile delle risorse devasta il pianeta e i continui eccessi della finanza mette paura.
– Kohei Saito un giovane professore di filosofia giapponese è diventato famoso grazie alla sua critica ecologica del capitalismo basata sul pensiero di Marx, afferma che già centocinquanta anni fa il filosofo tedesco aveva individuato i pericoli a cui è esposto il pianeta e che ora è il momento di prendere sul serio le sue proposte: fermare la crescita e passare a una distribuzione più equa della ricchezza esistente.
Il suo libro Il capitale nell’antropocene pubblicato nel 2020 ha venduto più di mezzo milione di copie, nel quale afferma che: “il collasso del pianeta potrà essere fermato solo da un sistema post-capitalista senza più crescita, in cui la produzione rallenta e la ricchezza è redistribuita in modo mirato”.
Secondo Saito le risposte per la soluzione dell’odierna crisi ambientale che Marx proponeva più di 150 anni fa, sono in ogni caso migliori di quelle dei politici di oggi.
– Eva von Redecker una filosofa tedessca cresciuta in una fattoria biologica ha un debole per Marx, anche Eva è convinta che ci sia uno stretto legame tra l’oppressione razziale e il dominio capitalista. Eva von Redecker propone un “socialismo per il ventunesimo secolo” che parte da Marx per andare oltre Marx, capace di liberarsi di una serie di problemi legati tra loro: troppo lavoro alienante, sfruttamento delle risorse, dominio della proprietà.
– Eugenio Sbardella, professore di materie umanistiche, ha pubblicato vari saggi e curato testi classici tra cui le versione integrale del Capitale, un volume di 1.500 pagine, che ho acquistato recentemente del quale trascrivo una parte della sua introduzione:
“Vi sono nella letteratura e nelle arti capolavori che rimangono eternamente vivi, che pur nella mutevolezza dei gusti sono senza tempo.
Più difficile che accada per le opere maggiormente legate alla storia politica dell’uomo.
Al massimo si trasformano in monumenti della sua civiltà.
Non è il caso del Capitale, immarcescibile punto di riferimento delle domande sul nostro esistere attuale, almeno per ora e almeno fino a quando rimarranno, seppur profondamente mutate, le condizioni storiche che più di un secolo e mezzo fa portarono alla sua creazione. Eppure sono stati versati fiumi di inchiostro e di parole per annunciare al mondo, con un senso di liberazione: Marx è morto!
No, non prendiamoci in giro, sono morti i modelli imperfetti che pretendevano di rifarsi alle sue teorie e che avevano spaccato il mondo a metà portandolo sull’orlo della catastrofe.
Spartiacque, è stato il crollo del muro di Berlino, sulle cui rovine si sono accumulate le macerie immense di un “impero” improvvisa-mente rivelatosi di carta velina.
Marx però non è rimasto sepolto sotto queste macerie, come hanno strombazzato al vento i suoi nemici di sempre e noi adesso, in questa società malata, più che mai abbiamo bisogno di lui”.
Si, probabilmente Marx aveva ragione…